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Come già evidenziato nell'articolo “Reazioni Famigliari”, quando inaspettatamente arriva in famiglia un neonato/a con Sindrome di Down è un forte trauma.

Purtroppo non ci sono soluzioni possibili e la strada è subito in forte salita, ma se può consolare, per essere buoni genitori di un bambino/a con trisomia 21 bisogna avere una marcia in più e una forza d'animo superiore alla media.

Infatti il primo passo in assoluto che è anche quello più difficile, è quello di “accettare” in famiglia il nuovo arrivato che secondo l'immaginario collettivo è diverso e questa nascita viene interpretata spesso come un fallimento.

Questa accettazione è il primo passo dell'inclusione del nuovo arrivato/a perchè se accettato sarà parte globale della famiglia, altrimenti sarà probabilmente integrato, cioè vivrà in famiglia, ma ne farà parte solo in modo più o meno limitato.

Accettare in famiglia un bimbo con sindrome di Down, è un atto di grande umiltà perchè si dovranno sopportare con il sorriso sulle labbra gli sguardi insistenti, curiosi e a volte morbosi della gente che non ha ancora assimilato la cultura del diversamente abile.

E' un atto di grande umanità perchè per far si che il nuovo arrivato sviluppi le sue migliori potenzialità, dovrà essere amato di più di quanto sarebbe amato se fosse normale.

E' un atto di grande generosità perchè questo bimbo/a dovrà essere accudito e seguito più del dovuto, a lungo e magari per tutta la vita.

Il famoso proverbio che dice “Se a te tocca la strada in salita è perchè tu sei destinato ad arrivare in alto”, in questo caso è di una verità sconcertante.

Queste parole possono spaventare inizialmente, ma con il giusto approccio tutto diventa più agevole e con la giusta serenità e calma si otterranno degli ottimi risultati.

Inizialmente se si rileva e si capisce che si fa fatica ad accettare il bimbo/a con sindrome di Down, non bisogna avere timore di farsi aiutare da uno psicoterapeuta, esperto di terapie famigliari sull'accettazione di questi bambini e avviare subito un programma psicoterapico.

Questo è l'ostacolo più difficile da superare e bisogna superarlo, per il bene dell'equilibrio famigliare e di conseguenza per il bene del bambino.

Il bimbo/a crescendo necessiterà di terapie per aiutarlo a camminare, a muoversi in modo coordinato, a parlare e quant'altro.

Ogni terapia che sarà elargita dai vari enti competenti non sarà quantitativamente sufficiente per una questione di costi, anche se poi questi enti vanno in televisione a dire che fanno molto, ma che i genitori vorrebbero sempre di più e che non sono mai soddisfatti.

In parte hanno ragione perchè i genitori vorrebbero che questi enti si sostituissero a loro, cosa che non è ovviamente possibile.

Ma in parte hanno torto perchè una terapia di 2 Unità Didattiche a settimana che corrispondono a 1,5 ore di tempo reale sono veramente poche per ottenere dei risultati importanti.

Questo è il motivo per cui la famiglia deve integrare il lavoro delle terapiste in loro assenza, e le terapiste devono dare le giuste direttive ai famigliari, in modo che questi possano proseguire nelle terapie.

Una cosa è certa, il bambino passa più tempo in famiglia che con le terapiste e/o le insegnanti di supporto fornite dalle strutture di assistenza o di scolarizzazione, per cui è fondamentale che la famiglia prosegua il lavoro delle terapiste e/o delle insegnanti.

Il bambino non è come un televisore che terminato il programma lo si spegne e lo si riaccende magari una settimana dopo, quando si farà la prossima seduta terapeutica, il bambino continuerà a vivere e a giocare e dovrà continuare a lavorare con i propri famigliari, per potersi evolvere al meglio.

Ecco perchè l'accettazione di un bimbo con SD in famiglia è fondamentale, perchè la famiglia dovrà lavorare con lui e per lui e se lo farà con amore e serenità tutto sarà impegnativo ma fattibile, mentre se non ci sarà l'accettazione tutto sarà difficile e tutto diventerà una scusa per lasciare il bimbo a se stesso con la conseguente grave minore evoluzione.

Sembrerà strano, ma il lungo cammino per l'inclusione sociale, comincia proprio con l'inclusione in famiglia.

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